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La fisiologia dell'assorbimento intestinaleLa chiave del metabolismo!La digestione è l'insieme dei processi meccanici e biochimici attraverso i quali gli alimenti ingeriti sono trasformati in sostanze nutritive in grado di essere assimilate. Il bolo alimentare, dopo essere stato masticato e inghiottito, giunge nello stomaco, dove i nutrimenti subiscono alcune modifiche che consentono il loro eventuale e ulteriore assorbimento. Quindi la digestione prosegue nell'intestino tenue sotto l'azione degli enzimi digestivi, attraverso la trasformazione dei glucidi in glucosio, dei lipidi in acidi grassi e in monogliceridi, e delle proteine in aminoacidi. Si potrebbe pensare che la totalità dei glucidi, dei lipidi e delle proteine del bolo alimentare viene assorbita una volta trasformata. È il motivo per cui la maggior parte dei nutrizionisti e degli altri dietologi lasciano intendere ai loro pazienti che tutte le calorie presenti (e calcolate) nel piatto saranno disponibili nell'organismo non appena gli alimenti corrispondenti saranno stati digeriti. Ancora una volta si tratta di una credenza errata, poiché la realtà è tutt'altra. Assorbimento dei glucidi
L'indice glicemico di un glucide misura la capacità di un glucide di alzare la glicemia, ossia la quantità di glucosio nel sangue. Ma si può anche considerare che misura la capacità dello zucchero in questione di essere idrolizzato e di essere così trasformato in glucosio assimilabile. In altri termini l'indice glicemico (IG) misura il tasso di glucide trasformato in glucosio che sarà assorbito e si ritroverà così nel flusso sanguigno. Se l'indice glicemico (IG) del glucosio è 100, ciò significa che non appena sarà presente nell'intestino tenue, sarà interamente assorbito (100%). Allo stesso modo, se l’IG delle lenticchie è 30, si può considerare che solo il 30% del loro contenuto di amido sarà assorbito sotto forma di glucosio.
Questo fenomeno può essere reso più chiaro interpretandolo nel linguaggio corrente dei nutrizionisti tradizionali, che è il linguaggio delle «calorie».
D'altra parte è stato sperimentalmente dimostrato che il consumo di zucchero alla fine del pasto (in proporzioni molto ragionevoli) aveva poca se non nessuna incidenza sulla risultante glicemica del pasto. Tenuto conto della complessità dei pasti, e in particolare della percentuale di fibre e di proteine precedentemente ingerite, l'assorbimento dello zucchero (IG 70) sarebbe così ridotto. Questo punto è estremamente importante!
Questo punto è importante soprattutto perchè rimette in causa la credenza cieca e ingenua della dietetica tradizionale secondo la quale tutte le calorie nel piatto sono disponibili nell'organismo dopo essere state ingerite. Numerosi nutrizionisti hanno integrato da qualche anno a questa parte il concetto di indice glicemico. Ma hanno commesso l'errore di pensare che questo consentisse esclusivamente di misurare l'ampiezza del picco glicemico. L'interesse di un glucide con un IG basso (come le lenticchie) equivale dunque, per loro, ad evitare l'aumento del picco glicemico prolungando nel tempo l'assorbimento di glucosio, ciò che ci riporta alla nozione di «zucchero ad assorbimento lento » che è totalmente errata, come hanno dimostrato diversi autori, e in particolare il Professor G. Slama.
In realtà , come già spiegato e riprendendo in particolare la dimostrazione di Jenkins, l’IG misura la superficie del triangolo della glicemia indotta dall'ingestione di un alimento glucidico, il che corrisponde effettivamente a una proporzione di glucosio che ha attraversato la barriera intestinale. È perciò evidente che, più l'indice glicemico di un alimento è basso, più la proporzione di glucosio che sarà liberata dalla digestione di questo alimento attraverso la barriera intestinale sarà ridotta. In conclusione possiamo affermare che l'indice glicemico di un glucide misura (oltre alla glicemia) la percentuale di assorbimento del glucide, quindi la sua biodisponibilità e che, in tal modo, l'aumento del livello della glicemia è solo la dimostrazione della proporzione di glucide che è stata assorbita dopo essere stata trasformata in glucosio. Assorbimento dei lipidi (grassi)I lipidi sono «lo spauracchio » dei nutrizionisti tradizionali, la cui avversione nei confronti dei grassi è legata al fatto che i lipidi sono ipercalorici: 9 Kcal per grammo. Vedremo invece che, contrariamente a ogni preconcetto, non tutti i grassi presenti nel piatto sono obbligatoriamente disponibili nell'organismo. Infatti sono diversi i parametri che modulano l'assorbimento degli acidi grassi. La natura degli acidi grassi
Conseguentemente, a parità di valore calorico, i vari tipi di acidi grassi hanno effetti metabolici diversi. Anzi, questi effetti possono anche essere diametralmente opposti. L'assorbimento dei lipidi è modulato dalla posizione degli acidi grassi sul glicerolo: Dal 95 al 98% dei grassi alimentari ingeriti sono sotto forma di trigliceridi. L'alimentazione quotidiana ne fornisce in media da 100 a 150g.
Ciò significa che ogni acido grasso ingerito e contabilizzato sul piano calorico (nel piatto) non è per forza assorbito (dunque disponibile nell'organismo, come invece asseriscono i nutrizionisti tradizionali) considerato che può non essere digerito a livello dell'intestino tenue e ritrovarsi, per esempio, in tutto o in parte, eliminato con le feci.
Inoltre, se i formaggi sono ricchi di calcio, ed è spesso così (in particolare nel caso del groviera) si formano tra il calcio e gli acidi grassi dei «saponi» (acidi grassi + calcio) non assorbibili, e che saranno poi eliminati con le feci. Si può dunque concludere che l'ambiente chimico (fermentazione, calcio …) degli acidi grassi dei latticini condiziona la loro percentuale di assorbimento intestinale. Così facendo, modula non solo l'energia che sarà realmente disponibile nell'organismo, ma anche i fattori di rischio cardio-vascolare. Questo meccanismo fisiopatologico, inoltre, trova la sua conferma negli studi epidemiologici che dimostrano una correlazione tra il consumo di latticini non fermentati (latte, burro, panna) e la percentuale di malattie coronariche. Tra le principali ragioni vi è che gli svizzeri, contrariamente ai finlandesi, consumano la maggior parte dei latticini sotto forma di formaggi fermentati. L'assorbimento dei lipidi è anche modulato dalla quantità di fibre Le fibre alimentari, in particolare quelle solubili, modulano l'assorbimento degli acidi grassi ingeriti. Per questo motivo il consumo di mele (pectina) e di legumi secchi (gomma) può far diminuire l'ipercolesterolemia. Ciò può anche contribuire a prevenire l'aumento di peso, diminuendo il numero di calorie disponibili nell'organismo rispetto a quelle ingerite. L'assorbimento delle proteineL'assorbimento delle proteine è anch'esso modulato in funzione di diversi parametri:
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